Lanificio Rossi – Lanerossi
Gioca con questa galleria →L’ex Lanificio Rossi (poi Lanerossi) di Schio rappresenta una delle testimonianze più iconiche e imponenti dell’archeologia industriale italiana. Nata e sviluppatasi nell’Ottocento grazie all’intuizione di Alessandro Rossi, la struttura è stata per oltre un secolo il motore economico e sociale dell’area scledense, trasformando la città nella cosiddetta “Manchester d’Italia”.
Dopo il definitivo trasferimento della produzione e la progressiva dismissione avvenuta a partire dalla seconda metà del Novecento, l’immenso complesso industriale ha attraversato un lungo e travagliato periodo di vuoto operativo e degrado.
Le criticità dell’area
Degrado strutturale dei volumi secondari: Sebbene l’iconica Fabbrica Alta — il celebre edificio di cinque piani progettato nel 1862 dall’architetto belga Auguste Vivroux — conservi intatta la sua imponente maestosità esterna, gran parte dei capannoni, delle adiacenze e dei sotterranei è rimasta per decenni in balia di crolli parziali, infiltrazioni d’acqua e vegetazione infestante.
Incuria e svuotamento: Gli ambienti interni sono stati progressivamente svuotati dei macchinari e degli arredi d’epoca. I grandi saloni con colonne in ghisa e molte aree di raccordo hanno subito danni a serramenti, intonaci ed impianti, diventando per anni meta di incursioni e degrado.
Complessità di gestione e costi: Le dimensioni dell’area (decine di migliaia di metri quadrati nel cuore della città) e il frazionamento tra proprietà pubblica e privata hanno storicamente reso estremamente complessa l’attuazione di un piano di recupero globale.
I primi passi verso la rigenerazione
Nonostante la dolorosa condizione di abbandono che ha caratterizzato molti suoi settori, il Lanerossi non è un sito del tutto dimenticato. La Fabbrica Alta e le aree circostanti sono state al centro di un percorso di acquisizione e valorizzazione avviato dalle istituzioni locali (tra cui il Comune di Schio e varie fondazioni).
Oggi l’area vive una fase transitoria: da un lato resta un gigante ferito che attende ingenti investimenti per una bonifica e riqualificazione completa; dall’altro è divenuta spazio per progetti culturali temporanei, mostre e iniziative di rigenerazione urbana volte a restituire questo monumento del lavoro alla cittadinanza
