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Manichini

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Nel bianco e nero, i manichini smettono di essere oggetti. Chiusi dietro il vetro, diventano figure sospese — corpi senza voce, sguardi senza occhi, eppure carichi di una strana attesa.

La vetrina li protegge e allo stesso tempo li imprigiona. Sono lì per essere guardati, ma restituiscono solo silenzio. La luce scivola sulle superfici lisce, l’assenza di colore toglie ogni distrazione e lascia soltanto la forma: la posa, la piega di un tessuto, il gesto congelato di una mano.

In queste immagini il confine tra l’umano e l’artificiale si fa sottile. Chi guarda chi? Noi osserviamo loro, o sono loro — perfetti, impassibili — a osservare noi mentre passiamo?

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